La situazione attuale della Cannabis in Italia

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La situazione attuale della Cannabis in Italia

 

Il dibattito politico sul tema della liberalizzazione della Cannabis ha sempre fatto discutere e creato accese discussioni. Ma cosa ne pensano gli italiani?

Secondo dei dati Ipsos (datati 2015) l’83% dei nostri concittadini reputa inefficaci le leggi sulla Marijuana, mentre il 73% sarebbe a favore della legalizzazione totale. Un altro 58% crede inoltre che la vendita libera creerebbe incassi, e dunque benefici, per le casse statali.

Nel 2014, un ragazzo su quattro con età compresa tra i 15 ed i 19 anni, ha ammesso di aver provato almeno una volta la cannabis per scopo ricreativo. Da alcuni dati raccolti dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze è emerso che l’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per consumo di Marijuana.

 

Cannabis terapeutica

 

Grazie ad una proposta di legge approvata dalla Camera dei deputati, il medico ha la possibilità di prescrivere dei medicinali che contengono dei cannabinoidi come principio attivo per la terapia del dolore e altri impieghi medici. La ricetta in questione deve essere monouso e deve indicare la durata del trattamento (massimo 3 mesi). L’intero costo è a carico del Sistema Sanitario nazionale, grazie ad uno stanziamento di fondi pari a 1,7 milioni di euro.

L’intera filiera di coltivazione, preparazione, gestione e distribuzione è in mano allo Stato, il quale si affida ad uno stabilimento farmaceutico militare situato a Firenze. Le Regioni hanno comunque il compito di controllare le prescrizioni.

 

Il CSS (Consiglio Superiore di Sanità) ha affermato che “siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”. Questo parere fu richiesto dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha raccolto una serie di dati e studi e ha deciso di emettere raccomandazioni scientifiche sul valore terapeutico e sanitario di questa sostanza. Inoltre, l’organizzazione ha chiesto la rimozione della marijuana e della resina di cannabis tra la lista dell’elenco IV; ovvero la sezione più rigida e restrittiva delle sostanze classificate in una convenzione sulla droga firmata nel 1961 dalla maggiorana dei paesi mondiali.

 

Cannabis light

 

Nell’ultimo periodo la produzione di canapa per uso industriale è cresciuta notevolmente in Italia grazie a nuove tecnologie e soprattutto per le nuove applicazioni che ha questo prodotto.

Nel 2016 sono stati resi meno rigidi i requisiti per le piantagioni di cannabis, il limite di THC presente è estato alzato fino ad un massimo dello 0,5%. Ciò ha spinto molti nuovi imprenditori agricoli a convertire le loro colture per iniziare questa nuova avventura. Nel 2013 gli ettari dedicati a questa pianta erano circa 400 i quali sono poi diventati quasi 4000 nel 2018.

Inoltre, nel 2016 la legge 242/16 detta anche “cannabis light” ha sancito l’eliminazione della necessità di autorizzazione per poter piantare semi di Marijuana a basso contenuto di THC.

Gli agricoltori sono comunque tenuti a conservare tutte le ricevute di certificazione per un anno intero. Nonostante questi passi avanti rimangono ancora delle zone d’ombra dove non esiste una regola chiara. Un chiaro esempio è l’utilizzo di foglie di cannabis e infiorescenze per prodotti commestibili. Si stima che gli incassi derivanti dal commercio di questo prodotto potrebbero essere molto elevati e che potrebbero generare circa 150.000 nuovi posti di lavoro.

Grazie alla legge sulla cannabis light lo Stato ha diminuito del 10% il giro d’affari del mercato nero di marijuana il cui valore totale si aggira tra i 7,2 ed i 30 miliardi di euro annuo. Il potenziale gettito fiscale derivato dal libero commercio porterebbe incassi pubblici per un valore compreso tra i 5,5 e gli 8,5 miliardi di euro con un incremento del PIL stimato tra l’1,30% ed il 2,34%.

 

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